1. Le Antichità di Roma: cronologia, problemi testuali e struttura dell’opera.
  2. Pirro Ligorio: cenni biografici.
  3. Elenco dei manoscritti spogliati
  4. Norme redazionali.
  5. Guida alla consultazione (a cura di Tiziana Conti)

- Le Antichità di Roma: cronologia, problemi testuali e struttura dell’opera.

Negli stessi anni e negli stessi ambienti in cui Giorgio Vasari veniva concependo il primo progetto delle Vite, Ligorio decideva di far fruttare le proprie conoscenze topografiche e archeologiche, acquisite fin dagli anni giovanili, verificandole su uno studio sempre più approfondito degli autori antichi, soprattutto dei libri di storia. Ne risultò la lunga elaborazione di un’opera erudita, divenuta subito di respiro enciclopedico ma di difficile gestione, che impegnò l’antiquario fino alla morte, senza però trovare esiti editoriali.
I manoscritti che ce ne restano hanno da sempre impegnato studiosi di diversa competenza ponendo a tutt’oggi gravi difficoltà, già soltanto di lettura, a ragione di una complessa vicenda redazionale le cui fasi, necessariamente riconducibili a momenti diversi, esigono sempre un’adeguata contestualizzazione. La maggiore difficoltà risiede nel carattere ibrido dell’opera, che già aveva suscitato i dissensi dei lettori cinquecenteschi (per esempio di Antonio Agustìn): Ligorio era cioè approdato al progetto dell’enciclopedia senza possedere alcuna regolare formazione letteraria o umanistica, ma partendo da un’esperienza specificamente artistica, di pittore e architetto, nel senso più volte orgogliosamente ribadito nella sua strenua polemica contro la «cecità» degli antiquarî «letterati» del tempo.
Di primi tentativi di stesura del trattato sulle antichità di Roma si conserva l’abbozzo dei sei libri contenuti nel lacunoso codice di Oxford (ultimato di certo entro il 1549), nonché la breve sezione di un libro sui circhi pubblicata nel 1553 dall'editore Michele Tramezzino unitamente ad una primitiva redazione delle cosiddette Paradosse. È data dunque la fortuna di seguire, quasi fin dagli esordi, il percorso di formazione dell’antiquario, potendone dipanare la cronologia dei testi. Il manoscritto di Oxford – che presenta nelle sue parti meno finite una netta prevalenza dei disegni su un testo avente ancora semplice funzione didascalica – dovrebbe come s’è detto risalire al finire degli anni quaranta: il codice è l’unico a non recare dedica, non essendo l’autore ancora entrato al servizio del cardinale di Ferrara.
Al prelato estense veniva invece dedicata la citata edizione Tramezzino, il cui privilegio di stampa è datato 19 dicembre 1552. Occorre osservare che già a quell’epoca Ligorio poteva dichiarare d’avere trascorso molti anni nella preparazione di una quarantina di libri aventi per argomento, come da lui stesso messo in orgogliosa evidenza, l’esame dei fatti mitici e storici da Saturno fino all'imperatore Giustiniano. Libri che sarebbero divenuti cinquanta, non tutti pervenutici, nella successiva redazione conservata a Napoli.
Le citate Paradosse, scritte per confutare la comune opinione sopra diversi luoghi della città, vennero da Ligorio successivamente ritoccate e arricchite, quindi rese primo libro di uno stadio più avanzato dell’enciclopedia; stadio che, ancora in fieri, è noto per la prima metà, fino al settimo libro, in un codice autografo della Biblioteca Nazionale di Parigi (incipit: «Il primo libro delle antiquità [...] nel quale paradossamente confuta la comune opinione [...]»). Di questa stesura parigina solo l’ultimo libro, il settimo, è collazionabile con il suo precedente stadio del manoscritto di Oxford (originariamente previsto come sesto): la redazione parigina si è fatta più ampia e approfondita, più ricca di paragrafi e citazioni di fonti, ed è da ritenersi posteriore anche al testo pubblicato nel 1553, appartenendo evidentemente ad una fase di elaborazione ulteriore, come consentono di affermare le collazioni possibili, persino gli errori di copiatura, nonché le diverse aggiunte intervenute via via fino agli anni di papa Pio IV. Il confronto fra i due stadî (o tre, se si tien conto del primo di Oxford) rende altresì evidente il modo di lavorare di Ligorio, il suo procedimento per sommatorie, per incrementi progressivi e tentacolari d’informazioni aggiunte al materiale già organizzato e inserite in nuovi capitoli e sottocapitoli in base a mere affinità tematiche, senza un preordinato disegno interno.
La più nota stesura di Napoli, già terzo stadio (o quarto), rimasto in diverse parti incompiuto – come fanno credere i fogli lasciati bianchi –, è il risultato di un’impegnativa elaborazione avvenuta negli anni della più intensa attività romana. Non è facile dipanarne la complessa stratificazione redazionale, se fasi sicuramente molto antiche risultano inglobate – ma senza gli adeguamenti dei rinvii cronologici – dentro stesure più tarde recanti ultimi riferimenti all’anno 1566, redatte anche frettolosamente forse in previsione della vendita dell’intero corpus manoscritto a Fulvio Orsini, agente di Alessandro Farnese.
All’ultimo periodo ferrarese risale la stesura del gruppo di manoscritti conservati a Torino, la cui novità fondamentale risiede nella struttura alfabetica, resasi indispensabile per dominare gli ormai quasi ingestibili libri tematici della precedente redazione, per meglio e con più ordine «accumulare tanta radunanza di materie e di suggetti» (vol. 1, p. 11) che ormai univano il sacro e il profano, l’ecclesiastico e il pagano, e spaziavano liberamente nell’immensità di tutta la storia umana: «[...] avemo fatto a guisa di cui raccoglie i più dolci licori dalli più belli et odoriferi fiori e ne componeno i dolci favi, per nodrimento commune, e particularmente, per sostanza del suo signore, raccoglie dalle primizie della benigna natura, et a guisa di quelli animaletti avemo voluto fare nella raccolletta de le cose virtuose, per rappresentare al mio Serenissimo Prencipe con umiltà il duono dei fiori di tutte l’opere egregie dell’antichi, più degne e più laudate [...]. E le divine al suo luogo e le profane e più eccellenti si deveno nel loro figurato santificare et onorarle. Le sante nelli santi templi, appresso degli altari, e nelli sagri luoghi accioché mostrino e ricordino l’antica bontà, gli onori di quelli nelle corone acquistate nella memoria de’ santi martyri, per lo che noi nell’antichità, secondo l’avemo trovate essere nei luoghi delle città, così l’avemo voluto porle insieme dove pria furono onorati, e così l’avemo ricordate le loro memorie dei nostri antichi cristiani, ove prima hanno santificato e vi hanno drizzato il divino culto nella via et alla scala che fa montare al celeste et æterno albergo dell’æterna vita, ove l’alma s’appaga e si nutre della Divina Luce, per grazia d’esso Divino Lume [...]» (Torino, vol. 1, p. 6).


- Pirro Ligorio: cenni biografici.

Di origini patrizie, nato a Napoli intorno al 1514, Pirro Ligorio giungeva a Roma appena ventenne nel 1534, desideroso di approfondire la propria formazione di pittore e di architetto. Acquisiva estese competenze nella topografia romana grazie soprattutto a un continuo confronto con Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), della cui intensa attività di scavo archeologico egli poté lasciare preziose testimonianze scritte.
Di questi primi anni si conosce veramente poco. Rimangono soltanto documentati, nel 1543, i servizi da Ligorio resi all’arcivescovo di Benevento Francesco della Rovere, relativi alla decorazione di alcuni ambienti del perduto Palazzo d’Urbino di via Lata. Si è conservata invece la Danza di Salomé nel ciclo a fresco dell’Oratorio di San Giovanni Decollato (circa 1544). Negli stessi anni il pittore, grazie anche alla frequentazione del sodalizio vitruviano che si riuniva intorno a Claudio Tolomei, entrava in familiarità con diversi letterati ed eruditi della Roma farnesiana (Antonio Agustín, Ottavio Bagatto detto Pantagato, Pietro Bembo, Annibal Caro, Angelo Colocci, Benedetto Egio, Gabriele Faerno, Francesco Maria Molza, Onofrio Panvinio, da lui tutti affettuosamente ricordati nei suoi manoscritti). Nel 1548 veniva accolto nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. L’anno successivo prendeva servizio in qualità di pittore, architetto e antiquario, sotto la protezione del cardinale di Ferrara Ippolito d’Este (fino al 1555) cui dedicò, tra l’altro, le diverse redazioni manoscritte del trattato sulla Villa Adriana tiburtina. Nel ’52 iniziava a costruire il Palazzo de Torres, ora Lancellotti, in piazza Navona. Nel 1553 pubblicava per l’editore veneziano Michele Tramezzino una breve sezione dell’opera erudita sulle Antichità romane, che nel suo complesso era allora in fieri. Dal 1555 al ’59 egli veniva adoperato da papa Paolo IV come architetto, incaricato della costruzione del Casino all’interno del Boschetto in Vaticano, compiuta sotto il successivo pontificato. Dal ’59 al ’66 lavorava per Pio IV, dirigendo i lavori di restauro nella Basilica Lateranense e, tra l’altro, interessandosi dell’arredo del Teatro del Belvedere e della sistemazione del Cortile della Pigna. Nel 1564, alla morte di Michelangelo, conquistava la nomina di primo architetto di San Pietro, forte dell’appoggio del papa nonché, soprattutto, di competenze antiquarie ormai sterminate, non solo nel campo della topografia e della storia di Roma, ma anche in quello della statuaria e dell’iconologia. Nello stesso tempo era preposto alla direzione di grandi opere di restauro, come quella dell’Acqua Vergine, iniziando però ad essere ostacolato da insanabili inimicizie. Perdette la carica alla morte di Pio IV, a seguito dell’accusa di malversazione, oltreché – secondo Vasari – per avere gravemente manomesso, a causa della propria inesperienza tecnica, la fabbrica michelangiolesca. Caduto dunque in disgrazia e incarcerato, e costretto a vendere i dieci libri manoscritti dell’enciclopedia antiquaria, ritrovò la protezione del cardinale di Ferrara, potendo così continuare l’opera intrapresa a Tivoli, nei giardini di Villa d’Este, tra il 1567 e il '68. Si trasferì dunque definitivamente a Ferrara, dove rimase ai servizi del duca Alfonso II fino alla morte, nel 1583, avendo modo così di perlustrare e studiare anche le antichità dell’Italia settentrionale (da Ferrara a Bologna, Ravenna, Padova, Milano...) e di intrattenere rapporti fecondi con l’ambiente culturale estense (Giovan Battista Pigna, Torquato Tasso).


- Elenco dei manoscritti spogliati.

[Antichità di Roma (Oxford)] = Pirro Ligorio, [s.t.], Oxford, Bodleian Library, Cod. Canon. Ital., 138.

[Antichità di Roma (Parigi)] = Il primo libro delle antiquità di Pirro Ligori napilitano, nel quale paradossamente confuta la commune oppenione sopra varii e diversi luoghi della città di Roma e fuori di essa. All’illustrissimo e reverendissimo signor Hippolito secondo cardinal d’Heste, Bibliothèque nationale de France, ms. it. 1129.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 1)] =
Libro primo delle medaglie de’ Greci raccolte da Pyrrho Ligorio napolitano, all’illustrissimo et reverendissimo [...] cardinal d’Este suo padrone, Biblioteca Nazionale di Napoli, Ms. XIII B1.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 2)] = Libro VIIII dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio napolitano e cittadino romano dove si tratta di alcune varietà di vestimenti di re e di magistrati romani, di privati e dell’altre usanze di diversi populi, Biblioteca Nazionale di Napoli, Ms. XIII B2.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 3)] = Libro X dell’antichità di Pyrrho Ligorio nel quale si tratta de alcune cose sacre et imagini, ornamenti degli dii de’ gentili e delle loro origini e di chi prima le mostrò al mondo simbolicamente adorarli o reverirli, Biblioteca Nazionale di Napoli, Ms. XIII B3.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 4)] = Libro XIX dell’antichità di Pyrrho Ligori napolitano, dove si tratta de’ pesi et de misure varie de diverse nazioni e de’ vasi e navi apartenenti a l’uso umano, Napoli, Biblioteca Nazionale, ms. XIII B4.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 5)] = Libro XX dell’antichità di Pyrrho Ligorio napolitano dove si tratta del significato et imagini delle medaglie fatte sotto dei re e nella republica Romana e sotto l’imperadori in diversi secoli stampate e nella città e nelle colonie dedutte da Romani, Napoli, Biblioteca Nazionale, ms. XIII B5.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 6)] = Libro XXII dell’antichità raccolte da Pyrrho Ligorio Napolitano Romano nel quale si contengono i danari stampati sotto di Cesare et de li imperatori augusti, Napoli, Biblioteca Nazionale, ms. XIII B6.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 7)] = Libro XXXIV delle antichità di Roma di Pyrrho Ligori nel qual si tratta delle inscrizioni di statue, tanto di dei come de eroi, et altri uomini illustri, con altre cose diverse secondo l’occasione de le dedicazioni fatte da diversi condizioni d’uomini, Napoli, Biblioteca Nazionale, ms. XIII B7.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 8)] = Libro XXXIX dell’antichità di Pyrrho Ligorio napolitano nel quale sono raccolte alcuni epithaphi dell’antiche memorie de’ sepulchri, Napoli, Biblioteca Nazionale, ms. XIII B8.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 9)] = Libro quarantesimo dell’antichità di Pyrrho Ligorio napolitano nel quale si tratta d’alcune imagini de’ fiumi e de’ fonti, e particolarmente si narra dei nomi di essi e de’ lachi e d’altre cose di memoria degne presso di diverse nazioni, Biblioteca Nazionale di Napoli, Ms. XIII B9.

[Antichità di Roma (Napoli, vol. 10)] = Libro XLVIII di Pyrrho Ligorio nel quale si tratta de’ diversi costumi delle genti usati in sepellire i morti, Napoli, Biblioteca Nazionale, Ms. XIII. B10.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 1)] = Il libro primo dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale se contiene di tutte le cose più illustre tanto delle città, come de’ castelli, vici e ville e luochi come ancora de’ monti, de’ mari, seni, isole, stagni, fontane e fiumi, e degli uomini e delle varie nazioni, e particolarmente di quei che per virtù sono stati nominati eroi e dei da’ gentili, e degli nostri episcopi, dei luoghi e de’ santi di memoria degni, tutti col dritto nome compilati e brevemente dichiarati. E tutte dedicate all’illustrissimo nome dell’altezza del signor duca Alfonso secondo, e serenissimo principe di Ferrara, di Mutina Lipida, di Regio e cetera, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.3.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 2)] = Pirro Ligorio, [s. t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.4.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 3)] = Pirro Ligorio, [s. t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.5.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 4)] = Libro secondo dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale si tratta, secondo l’ordine dell’alfabeto, di tutti i luoghi, de’ monti, città, fontane, laghi e fiumi, e degli uomini illustri, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.6.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 5)] = Libro III dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano nel quale si contiene de’ diversi luoghi, delle città, castelli, vici, municipi e delle tribù, e populi, delle provincie e regioni, dei mari, de’ fonti e fiumi, de’ fonti, seni, e dell’isole, e degl’uomini illustri d’ogni portata fatti di laude degni come di quelli che per virtù e santimonia sono celebri e degni antistidi delle città e populi tutelari e degnissimi pastori, dedicati al degno nome dell’altezza del serenissimo signor Alfonso d’Este secondo duca di questo nome di Ferrara, di Mutina, di Regio e di Cumachio, e d’altri luoghi e cetera, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.7.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 6)] = Pirro Ligorio, [s.t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.8.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 7)] = Libro IIII dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, dove si narra d’alcuni luoghi e città più degni di memoria, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.9.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 8)] = Libro sesto dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, ove si narra dell’antiche città e luoghi più illustri degni di memoria, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.10.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 9)] = Libro ottavo dell’antichità di Pyrrho Ligori, patrizio neapolitano e cittadino romano, dove si tratta delle città, castella e ville, e dell’uomini illustri e dei luoghi, di monti, de’ fonti e fiumi, de’ stagni e mari et isole e delli siti notabili della terra, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.11.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 10)] = Libro decimo delle antichità di Pyrrho Ligori, patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale si tratta delle città e dell’isole, mari, monti, stagni e fiumi e fonti degni di memoria, e degli uomini e fatti illustri, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.12.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 11)] = Libro XII de l’archeologia di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, ove si contiene delli monti, mari, fonti, fiumi, dell’isole, delle città, castelli, ville e luoghi e dell’uomini più illustri, d’ogni sorte e dignità e grado celebrati, tanto delli gentili come dei nostri santi uomini, opera dedicata all’altissimo nome del serenissimo signore Alphonso secondo estense, duca di Ferrara, di Mutina, di Regio e cetera, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.13.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 12)] = Libro XIII dell’antichità di Pirrho Ligorio patrizio neapolitano e citadino Romano nel quale si tratta de le città più famose, e dei luoghi più illustri e degni di memoria, come sono montagne e fiumi, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.14.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 13)] = Libro XV delle antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, dove si narra generalmente delle città, vici e castelli e delli luoghi più eccellenti per fama di tutta la terra, de’ monti, valli e prati, de’ mari, isole, seni diversi, stagni, fonti e fiumi, e degli uomini più illustri d’ogni stato, secondo l’ordine per alphabeto scritti, Torino, Archivio di Stato, ms. a.III.15.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 14)] = Pirro Ligorio, [s. t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.1.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 15)] = Libro XVII dell’antichità di Pyrrho Ligori, patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale si contiene secondo l’ordine dato per alphabeto de tutte le cose più illustre, de’ luoghi, de’ monti, fiumi, valli, mari e delle città e degli uomini de laude degni, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.2.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 16)] = Libro XVIII dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio napolitano e cittadino romano nel quale sono compilate tutte le città e le ville et alloggiamenti più illustri come degli uomini di laude degni, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.3.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 17)] = Libro XVIIII dell’antichità di Pyrrho Ligorio, patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale si tratta de’ luoghi e città, e monti più famosi e d’alcune cose degne di memoria, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.4.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 18)] = Libro XX dell’antichità di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano, nel quale si tratta delle cose più degne di memoria delle città, de’ luoghi, di fiumi e de’ monti colle cose più memorabili, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.5.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 19)] = Libro XIII di Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano dell’antichità, nel quale si contiene delle più chiare fameglie romane, con la particolar dichiarazione delle cose fatte et applicate ai soggetti sculpiti nelle loro medaglie, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.6.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 20)] = Libro o vero trattato dell’antichità XXII di Pyrrho Ligorio patrizio napolitano e cittadino romano nel quale si dichiarano alcune famose ville e particolarmente della antica città di Tibure e di alcuni monumenti, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.7.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 21)] = Pirro Ligorio, [s. t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.8.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 22)] = Libro XXXI dell’antichità di Pyrrho Ligorio cittadino romano e patritio napolitano, dove si tratta delle medaglie di Pertinace, di Didio Iuliano, di Septimio Severo, di Pescennio Nigro, di Septimio Albino, di Antonino Caracalla, di Geta e di Oppelio Macrino, e suo figliuolo Diadomeniano Cesare, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.9.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 23)] = Libro XLIII di Pirro Ligorio patrizio napolitano e cittadino romano dell’antichità, nel quale si contiene dell’effigie d’alcuni antichi eroi et uomini illustri, di filosofi, d’oratori e delli gran capitani e delli primi inventori dell’arti che giovano a’ mortali, Torino, Archivio di Stato, ms. A.II.10.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 24)] = Libro XLVII di Pirro Ligorio patrizio napolitano e cittadino romano, nel quale si trata del significato del dracone, didicato al signor Francesco Lottino Volterrano Asc, Torino, ms. a.II 11.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 25)] = Liber L Pyrrhi Ligorii patritii neapolitani atque civis Romanus, ceterum notarum locupletissima explanatione quæ inanti quis nummis atque monumentis marmoreis occurrunt, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.12.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 26)] = Libro cinquantesimo primo delle antichità ove si tratta de’ magistrati romani raccolti per Pyrrho Ligorio patrizio neapolitano e cittadino romano e ferrarese, dedicato all’illustre et eccellente signor monsignor reverendissimo Benedetto Manzoli episcopo di Regio Lepida, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.13.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 27)] = Pirro Ligorio, [s. t.], Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.14.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 28)] = Libro o trattato de’ diversi terremoti, raccolti da diversi autori, per Pyrrho Ligorio cittadino romano, mentre la città di Ferrara è stata percossa et ha tremato per un simile accidente del moto della terra, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.15.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 29)] = Trattato di Pirro Ligorio patrizio napolitano cittadino romano di alcune cose appartenente alla nobiltà dell’antiche arti, e massimamente de la pittura, de la scoltura e dell’architettura, e del bene e del male che s’acquistano coloro i quali errano nell’arti e quelli che non sono della professione che parlano troppo per parere dotti di quel che non sanno, e detrattando altrui se istessi deturpano, Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.16.

[Antichità di Roma (Torino, vol. 30)] = [Disegni di Pirro Ligorio], Torino, Archivio di Stato, ms. a.II.17.



- Norme redazionali.

Per agevolare la lettura sono state sciolte tutte le abbreviazioni nel massimo rispetto dell’uso cinquecentesco; si è generalmente mutata in z la t del gruppo ti seguito da vocale, si sono eliminate le lettere superflue, come la h e la t di et davanti a consonante; si è normalizzato l’uso delle maiuscole e dell’interpunzione. Tra parentesi quadre "[...]" si sono segnalate le omissioni. Per consentire ogni tipo di ricerca attraverso precisi percorsi tematici, è stata introdotta una scansione in brani, più o meno ampi ma sottratti necessariamente ai rispettivi contesti. A questi ultimi un sistema di gestione informatica consentirà sempre di risalire, per potere così facilitare il confronto fra le trascrizioni dei brani e la pagina manoscritta e con gli eventuali disegni dimostrativi.


- Guida alla consultazione (a cura di Tiziana Conti).

Il motore di ricerca xft consente di cercare una o più parole all'interno dei documenti con formato xml memorizzati nella base di dati. La struttura xml dei dati ha permesso di inserire all'interno del testo originale delle opere alcune informazioni aggiuntive espresse sotto forma di tag xml e dei loro relativi attributi.

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